laguerraintesta

solo storielle.
lunedì, 23 novembre 2009

Aveva posticipato l'appuntamento -da sabato sera a lunedì mattina- solo per gustare meglio l'attesa, che di solito è la parte migliore delle cose. sempre per lo stesso motivo, arrivò con cinque minuti di ritardo, ma lui mica poteva saperlo. alle persone queste cose di solito sfuggono. bussò alla porta di vetro smerigliato e sporco da paura. una botta di straccio no eh?

dentro faceva freddo. parquet a terra, le luci basse, o forse non c'erano affatto luci accese e l'unica illuminazione era data dal cielo mattuttino che spingeva contro i vetri opachi e sporchi pure quelli. comunque penombra, ovunque.

qualche sciocchezza detta per riempire il silenzio. spogliati disse. e lei si spogliò. solo sfilando i pantaloni di velluto si rese conto che sarebbe stato il caso di indossare una biancheria più adatta e che il tanga bianco-trasparente a pois neri con fiocco rosa non era proprio il caso. ma ormai pazienza. si sfilò la maglietta. le calze le tenne su, che il pavimento era coperto da una patina di polvere, e poi non serviva toglierle. tremava, ma solo per il freddo. lui si avvicinò e anche le sue mani erano fredde, e il centimetro avvolto fra le dita era pure gelido quando le cirocondò le spalle e cominciò a misurarla pezzo per pezzo. la bara sarebbe stata pronta per la settimana prossima.

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martedì, 10 novembre 2009

solo a guardarlo mi si stringeva il cuore. parlarci poi non ti dico. eppure gli occhi verdastri erano sempre gli stessi, un pò all'ingiù, stretti. le rughe sulla fronte le solite rughe inerpicate fino alle stempiature. un graffio corto e spesso sulla guancia, bello rosso. che dolore starlo a guardare. giravo la testa. gli occhi a strisciare sui muri. i suoi a scorrere dati sullo schermo di un computer. la voce a riposare nella gola dopo ore in cui s'era arrabbattata, per lo più inutilmente. anche le orecchie avrei voluto non avere, solo per non sentire. solo per non sapere.
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lunedì, 21 settembre 2009

che?

Un bel programma su raidue mi ha DEFINTIVAMENTE CONVINTA che il dodici dicembre duemiladodici ci sara' la fine del mondo.

Lo dicevano i maya, difatti il loro precisissimo calendario si conclude il dodici dicembre duemiladodici. e io dei maya non mi dite niente ma mi fido. Quello SI che era un popolo, che quando ci stavano le feste patronali non facevano come al paese mio -un'orgia di giostre, bancarelle, fuochi d'artificio, panini con la porchetta- ma tagliavano le teste dei sacrificati per lanciarle dalla torre sulla folla trepidante.

Lo dicono gli sciamani del popolo africano dei Dogon, che senza cannochiali, cazzi o mazzi, conoscono da millenni l'esistenza di una piccola stella impossibile da vedere ad occhio nudo. falchi.

Lo dice nostradamus, che -si sa- le ha sempre ingarrate tutte.

Lo dice San Malachia, che nelle sue profezie ha designato papa razzy come ultimo papa. dopo di lui il diluvio. o l'apocalisse.

Lo dicono gli scienziati, che quando il dodici dicembre duemiladodici tutti i pianeti del sistema solare si allineeranno con il sole, succedera' che la Terra si fermera' per settantadue ore (??) e poi invertira' il suo giro. cioe' che invece di andare verso, chesso', destra, se ne andra' a sinistra. e saranno cazzi.

C' erano anche altre ipotesi a sotegno della tesi della fine del mondo, ma adesso sono troppo presa da "porta a porta".  e sono persino daccordo con quanto afferma tale flavio tosi, sindaco leghista di verona. oddio!

postato da: 000eva000 alle ore 23:09 | link | commenti (22) | commenti (22)
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sabato, 08 agosto 2009

Ora che non aveva più niente -anche la polvere rimasta fra le mani era volata via: sparita- si ricordò di quando aveva tutto. e gemeva alla dolcezza quel ricordo liscio e rotondo e ancora palpabile, ma lontano. si ricordava quando a casa di mina le stendevano il tappeto rosso e le chiedevano con tono affettato "allora cara, domani che vuoi mangiare?". tutti le volevano bene, in quella casa, e quando lei arrivava la baciavano sulle guance, e sorridevano, e le prendevano il cappotto che poi andavano a stendere sul letto matrimoniale, ultima stanza a destra. mina si svegliava un'ora prima al mattino per preparare pranzetti succulenti e mentre si apparecchiava con la tovaglia buona -quella col bordo di pizzo antico- ci si informava sulla buona salute di tutti quanti, e non erano le cose che si dicono per dire, no, per davvero ognuno si voleva sincerare che anche l'altro stesse bene, e che si, la vita era proprio una bella cosa. lei sorrideva guardandosi nello specchio decò che stava appeso sopra al mobile a due ante mentre sistemava le peonie che aveva portato per mina, che le piacevano tanto a mina le peonie bianche. sorrideva di quel sorriso compiaciuto di chi sa di essere felice, di chi sa che continuerà ad andare tutto così, per sempre. dopo pranzo si preparava il caffè e in disparte nel salotto ci si faceva le confidenza con maria. era bella la vita! sentiva di meritarserlo tutto quel gaudio, come se le spettasse per intercessione divina, come se non poteva essere altrimenti, e se lo godeva eccome. e poi, poi gli eventi mutarano con la velocità con cui un cielo fino a poco prima terso e incorrotto si adombra di nuvole, gracchiando di lampi e tuoni spaventosi. le cose si misero male, una alla volta, una per una, con una puntualità mostruosa, incastrandosi perfettamente a comporre un mosaico da paura. cazzo! lo sentì arrivare in un'estate il vortice che stava per trascinare tutto via, lontano. mina, le peonie, la tovaglia di pizzo, il caffè nelle tazzine optical .spariti per sempre. ora la casa era un'altra. scenario diverso. più lussuosa, un pò bohemien, silenziosissima, dove si respirava un'aria più gelida che in una tomba. si parlava poco, di frasi fatte e corte, recise. ora non le era concesso più nemmeno di dare del "tu" e quando le sfuggì da quella bocca maledetta se ne vergognò per due giorni buoni. ora per lei niente baci sulle guance o manicaretti deliziosi. al massimo le offrivano qualche avanzo del pranzo in un piatto di pura plastica cento per cento. da mangiare in cucina sul tavolo nudo, altro che pizzo. ora le distanze tra le persone parevano fosse marine in cui nuotavano mostri dai denti affilati. ogni parola era pesata, ogni parola era sbagliata. e lei lo sentiva, oh se lo sentiva! qua altro che affetto, qua la verità era che ce l'avevano tutti sul cazzo, si si. per un "tu" avventato poi! ma vaffanculo và. vaffanculo si. pensare alla casa di mina e a quei tempi luminosi le doleva il sangue e le gocce per dormire erano pure scadute da un pezzo.

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giovedì, 23 luglio 2009

((nausea e vomito. a stomaco pieno come a stomaco vuoto, uguale. gli ha detto che adesso è impossibile fare la tec. tutti gli anestesisti sono in ferie. secondo me sta solo temporeggiando. vomito e nausea. a roma come a napoli come a brescia la condanna è sempre la stessa. non se ne esce. e tutti loro ce l'hanno con me. sono troppo offesa per giustificarmi. alla calura della notte si aggiungono incubi di lampi azzurrini e di elettrodi e di lettini bianchi e di luci accecanti al neon. nausea e vomito. vado ad abbracciarmi al cesso dove leggerò in rilievo la scritta "flaminia"))
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venerdì, 17 luglio 2009

Quale momento migliore per cominciare ad andare in palestra? basta con i "a settembre" o peggio ancora i "da lunedì!" . tanto alla fine ci sono solo quaranta gradi. la palestra però è fresca. il personal trainer poteva essere meglio, ma pazienza. i personal trainer sono una categoria tristarella. l'unica palestra che non chiude d'estate. roba per gente seria eh. ho già scommesso dieci euro con aura che mi faccio tutto il mese fino al 17 di agosto. ah e invece la settimana scorsa ho vinto cento euri -che poi ho restituito che cazzona- grazie ad una scommessa sul vino. io dicevo che era barolo, l'altro diceva che fosse brunello. cento euri sonanti cazzo! ma non ho avuto il coraggio di tenerli. come si fa poi a confondere il barolo con il brunello non lo so. me la sono creduta di brutto però per tutta la durata della cena.

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domenica, 05 luglio 2009

Lo amo alquanto, questo qua. Una formalità o una questione di qualità?

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venerdì, 26 giugno 2009

eppure non devo avere il ciclo.

1) Si vabbè. ma adesso per quanto tempo hanno intenzione di trapanare le palle con maicol gecson? speciali su mtv, vespa e quell'altro -il sostituto di mentana- articoli su articoli ed editoriali su altri ed ancora, notizia al tiggì detta cento volte e copertine dei giornali e le vecchie sue canzoni alla radio e  ancora e ancora e ancora. no eh, tanto per sapere. che quando uno muore finisce che te lo fanno odiare per la troppa esposizione. per la saturazione.

2) Conclusosi lo strazio acustico delle elezioni adesso -proprio ora- stanno facendo una bella messa all'aperto. sotto casa mia. essì. tra le pareti della stanza rimbomba -proprio ora-  una canzone che fa: "osannaaa osannaaa osannaaaa nell'alto dei cieeeeli" . quando erediterò questa casa so già che fare: venderla subito. mai abitare sopra ad una piazza. figuriamoci se le piazze sono due -una a destra e una a sinistra- . mi viene voglia di ficcarmi una matita nell'orecchio.

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giovedì, 25 giugno 2009

e mentre addentava una patatina fritta e ben salata con la punta intinta nella maionese e si strusciava la caviglia contro lo spigolo della gamba del tavolo -puttane le zanzare- lui disse: vorrei un figlio. e lei rispose: auguri!

 

panton-bianca

 

da quando siedo su questa sedia la mia vita è sensibilmente cambiata. giuro.

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mercoledì, 17 giugno 2009

E ora stanca come sono -sveglia da stamattina alle otto che per me è l'alba dell'alba- mi spoglio. i sandali già li ho tolti quando sono arrivata, quindi mi sfilo il vestito e poi le mutande e mi slaccio il reggiseno e mi sciolgo i capelli. entro nella doccia e apro l'acqua. tiepida dev'essere che sennò mi fa freddo. mi insapono il corpo e i capelli, e mentre il balsamo penetra nelle doppie punte mi sfrego con il guanto di crine che mi ha regalato annamaria -non quella eh, un'altra- che dice che fa tanto bene alla pelle. mi sciaquo dalla schiuma con la testa rivolta all'indietro e la bocca aperta sotto l'acqua corrente. poi mi asciugo piano e spalmo la crema idratante sulle gambe e sulle braccia. e poi mi vesto: mutande, reggiseno, vestito, sandali. e intanto mi asciugo i capelli. un pò di phard sulle guance e di mascara sulle ciglia che non si sa mai. e poi che faccio? esco tutta bella e profumata e stirata e pettinata e truccata e alliccata? vado per locali a bere e a fumare e a parlare e a incontrare e a smorfioseggiare? no. vado in ufficio a finire di lavorare e a vedere se riesco a concludere quel capitolo di sociologia.  porca vacca puttana e maledetta.

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